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52 convegno cardiologia milano
Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Associazione Silvia Procopio

Ricovero ospedaliero ricorrente tra i pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a stenting intracoronarico trattati con Rivaroxaban o con antagonista orale della vitamina K a dosaggi aggiustati


I pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a stenting intracoronarico tradizionalmente vengono trattati con un antagonista della vitamina K ( VKA ) più doppia terapia antiaggregante ( DAPT ), tuttavia questo trattamento porta a elevati rischi di sanguinamento.

Si è ipotizzato che un regime di Rivaroxaban ( Xarelto ) più un inibitore P2Y12  in monoterapia oppure Rivaroxaban più DAPT possa ridurre il sanguinamento e quindi avere un impatto favorevole sulla mortalità per qualsiasi causa e la necessità di riospedalizzazione.

I soggetti con stent, con fibrillazione atriale non-valvolare ( n=2.124 ) sono stati randomizzati a somministrazione di Rivaroxaban a dosaggio ridotto di 15 mg al giorno, più un inibitore P2Y12 per 12 mesi ( gruppo 1 ); Rivaroxaban 2.5 mg due volte al giorno con stratificazione a una durata prespecificata di DAPT di 1, 6, o 12 mesi ( gruppo 2 ); oppure al braccio di riferimento di antagonista della vitamina K dose-regolata giornalmente con una simile stratificazione DAPT ( gruppo 3 ).

Una analisi post hoc ha valutato l’endpoint di mortalità per qualsiasi causa o ospedalizzazione ricorrente per un evento avverso, ulteriormente classificata come il risultato di sanguinamento, una causa cardiovascolare, o un'altra causa.

Il rischio di mortalità o ospedalizzazione ricorrente è stato del 34.9% nel gruppo 1 ( hazard ratio, HR=0.79; P=0.008 vs gruppo 3; NNT=15 ), 31.9% nel gruppo 2 ( HR=0.75; P=0.002 vs gruppo 3; NNT=10 ) e 41.9% nel gruppo 3 ( VKA + DAPT ).

Sia la morte per tutte le cause più ospedalizzazione potenzialmente derivante da sanguinamento ( gruppo 1=8.6%, P=0.032 vs gruppo 3; gruppo 2=8.0%, P=0.012 vs gruppo 3; gruppo 3=12.4% ), sia la morte per tutte le cause più riospedalizzazione potenzialmente risultante da una causa cardiovascolare ( gruppo 1=21.4%, P=0.001 vs gruppo 3; gruppo 2=21.7%, P=0.011 vs gruppo 3; gruppo 3=29.3% ) sono risultate ridotte nel braccio Rivaroxaban rispetto al braccio antagonisti della vitamina K, ma altre forme di riospedalizzazione non lo sono state.

Tra i pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a stenting intracoronarico, la somministrazione di una monoterapia con Rivaroxaban 15 mg al giorno più inibitore P2Y12 oppure 2.5 mg di Rivaroxaban due volte al giorno più DAPT era associata a un ridotto rischio di mortalità o di ospedalizzazione ricorrente per eventi avversi rispetto allo standard di cura antagonista della vitamina K più DAPT. ( Xagena2017 )

Gibson CM et al, Circulation 2017; 135: 323-333

Cardio2017 Farma2017


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