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Associazione Silvia Procopio

Efficacia della terapia profilattica con Amiodarone nel periodo peri-operatorio nei pazienti ad alto rischio per fibrillazione atriale dopo bypass coronarico


La fibrillazione atriale si presenta spesso dopo bypass coronarico ( CABG ) e può comportare un aumento della morbidità e della mortalità.

Ricercatori tedeschi della Duisburg-Essen University hanno valutato se la somministrazione peri-operatoria profilattica dell’Amiodarone fosse in grado di ridurre l’incidenza della fibrillazione atriale tra i pazienti ad alto rischio sottoposti a bypass coronarico, identificati mediante elettrocardiografia signal-averaged onda P ( P-SAECG ).

Lo studio prospettico ha interessato 110 pazienti, assegnati in modo casuale ad Amiodarone ( n = 55 ) oppure placebo ( n = 55 ).

Durante il bypass coronarico, 2 pazienti di entrambi i gruppi sono morti.

L’Amiodarone è stato somministrato al dosaggio di 600mg come singola dose, un giorno prima e 2-7 giorni dopo l’intervento chirurgico.
Inoltre, l’Amiodarone è stato somministrato anche per via endovenosa durante il bypass coronarico in un bolo di 300mg per 1 ora e come mantenimento al dosaggio di 20mg/kg di peso corporeo nelle 24 ore del primo giorno successivo all’intervento chirurgico.

L’end point primario era rappresentato dal manifestarsi della fibrillazione atriale dopo CABG, mentre la durata della permanenza in ospedale dopo l’intervento di bypass rappresentava l’end point secondario.

L’incidenza di fibrillazione atriale post-operatoria era significativamente più alta nel gruppo placebo rispetto al gruppo Amiodarone ( 85% versus 34% dei pazienti; p < 0.0001 ).

La terapia profilattica con Amiodarone ha ridotto in modo significativo i giorni di cura intensiva ( 1.8 versus 2.4 giorni; p = 0.001 ) e la durata della permanenza in ospedale ( 11.3 versus 13 giorni; p = 0.03 ).

Dallo studio è emerso che il trattamento profilattico con Amiodarone ha ridotto in modo significativo l’incidenza di fibrillazione atriale post-operatoria tra i pazienti ad alto rischio.
Questo ha comportato una permanenza più breve in Unità di Terapia Intensiva ed in ospedale.( Xagena2006 )

Budeus M et al, Eur Heart J 2006; 27: 1584-1591


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