Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
52 convegno cardiologia milano
Aggiornamenti in aritmologia
XagenaNewsletter

Storia naturale ed esiti nel lungo periodo della fibrillazione atriale sottoposta a intervento ablativo


L’ablazione della fibrillazione atriale trova sempre più impiego nella pratica clinica.

Uno studio ha valutato la storia naturale e gli esiti a lungo termine della fibrillazione atriale sottoposta a intervento ablativo.

Sono stati seguiti 831 pazienti dopo la procedura di isolamento della vena polmonare, avvenuta nel 2005. Sono stati documentati i risultati clinici facendo uso del registro prospettico della fibrillazione atriale della Cleveland Clinic.

Nel primo anno dopo l'ablazione, il 23.8% dei pazienti ha presentato una recidiva precoce.

Nel follow-up di lungo periodo ( 55 mesi ), solo l’8.9% è andato incontro a una recidiva aritmica tardiva, definita come insorgenza oltre il primo anno dopo l'ablazione.

Le ablazioni ripetute nei pazienti con recidiva tardiva ha evidenziato il recupero della conduzione in almeno una delle vene polmonari precedentemente isolate in tutti e nel 55.6% dei trigger del lato destro con test all’Isoproterenolo.

Al momento dell'ultimo follow-up, il miglioramento clinico è stato dell’89.9% ( 79.4% senza aritmia e non-in-trattamento con farmaci antiaritmici e il 10.5% con fibrillazione atriale controllata con antiaritmici ).
Solo il 4.6% dei pazienti ha continuato ad avere fibrillazione atriale farmaco-resistente.

E' stato possibile interrompere la terapia anticoagulante in modo sicuro in una parte sostanziale di pazienti senza recidiva nel corso dell'anno dopo l'ablazione ( punteggio CHADS inferiore o uguale a 2, incidenza di ictus pari a 0.06% all'anno ).

La percentuale di complicanze correlate alla procedura è risultata molto bassa.

In conclusione, l’isolamento della vena polmonare è una procedura sicura ed efficace per il mantenimento del ritmo sinusale e il controllo dei sintomi nel lungo periodo nei pazienti con fibrillazione atriale resistente ai farmaci.
In una proporzione considerevole di pazienti c’è la necessità di far uso di farmaci antiaritmici, di agenti dromotropi negativi e di anticoagulanti. ( Xagena2011 )

Hussein AA et al, Circ Arrhythm Electrophysiol 2011, 4: 271-278


Cardio2011 Chiru2011



Indietro